
Se lo chiede tutti i giorni la signora Sarina Ingrassia, riflettendo sui suoi 80 anni e passa di vita. «Ho deciso di impicciarmi degli affari degli altri», racconta sorridendo. E gli affari degli altri a Monreale parlano di un grande disagio sociale e di un degrado socioculturale che uccide più delle pallottole. Lei ha aperto la sua casa e con l’associazione “Il Quartiere” si dà molto da fare.
«Ma non sono eterna, eh? Quando me ne andrò la gente non piangerà, si chiederà prima “e adesso dove andiamo?”». E ride. Ma si fa seria quando aggiunge: «Cerco qualcuno che prenda il mio posto, c’è tanto da fare qui. Le persone passano, i messaggi restano. Io ho fatto quel che ho capito, poi se la vedrà il buon Dio».
La casa di Sarina è bella, piena di libri, foto, Che Guevara accanto a Helder Camara, frère Roger di Taizé e le cartine geografiche che allargano lo spazio, dentro e fuori.
Sarina ha deciso di non appartenere a nessuno per appartenere a tutti. E ha trovato il suo posto nel mondo: «La cosa più bella e più difficile è trovare il proprio posto, il posto giusto per ciascuno di noi. La vita non si prenota, scorre».
Restiamo a cena da lei, sono stupita e confusa dalla sua accoglienza, non so più come dire grazie. Ma a sorpresa è proprio lei a ringraziare noi: «frère Roger diceva che le persone che ci visitano ci confermano in ciò che facciamo».
Sara
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