Gli avvoltoi e le “palumme”. Breve cronistoria della passione cuffariana

Gli avvoltoi e le “palumme”

Gli avvoltoi si sono alzati in volo poche ore dopo la sentenza, prima ancora che l’ormai famigerato pasticciere devoto allo “Zu’ Totò” compisse il peggior gesto della sua carriera consegnando a Palazzo D’Orleans l’ormai famoso vassoio di cannoli. Ad aprire le danze è stato il presidente dell’assemblea regionale Gianfranco Miccichè che, costernato per la sentenza di condanna, brontolava : “è un duro colpo per l’immagine della Sicilia”.

Per la cronaca, Micciché è lo stesso che alcuni mesi fa propose di cambiare nome all’aereoporto “Falcone-Borsellino” per evitare di deprimere il turista appena sbarcato.

Insomma mentre lo Zu’ Vasa Vasa si alternava tra degustazioni di cannoli e ringraziamenti alla Madonna (nelle ore precedenti la sentenza in diverse parrocchie della “sua” zona erano state organizzate veglie di preghiera), gli “altri” cominciavano a tramare alle sue spalle.

È ancora presto, a mio avviso, avere ben chiare le ragioni per cui Totò Cuffaro abbia deciso di dimettersi e, nella mia conclamata diffidenza, non credo sia stata solo la pressione della piazza a farlo capitolare ma questa, ahime, è un’altra storia.

Di certo la reazione popolare, le manifestazioni spontanee e il presidio permanente davanti all’ingresso della Presidenza Regionale non hanno certo fatto piacere all’ex governatore e lo dimostrano alcuni episodi avvenuti nelle ore immediatamente precedenti alle sue dimissioni e alla manifestazione divenuta, per l’occasione, mani-FESTA-zione: tutti i manifesti affissi la sera precedente al corteo del 26 Gennaio vengono coperti da un metodico attacchinaggio ad opera di un sedicente comitato di “Cittadini Onesti con Cuffaro” (!) che, nei manifesti, elencavano tutte le azioni antimafiose compiute dal Governatore condannato a 5 anni per complicità con riconosciuti mafiosi (ma non con la mafia!).

Malgrado l’opera di “elegante” censura, malgrado le sue dimissioni a ora di pranzo, malgrado anche qualche maldestro tentativo di minimizzare il peso della protesta di piazza, sabato 26 gennaio più di mille persone hanno sfilato per le vie del centro urlando la propria rabbia, il proprio sdegno e, diciamolo pure… la comune affezione al cannolo siciliano!

Non lo nascondo, abbiamo festeggiato e non poteva essere altrimenti, ma al tempo stesso continuiamo a osservare il lugubre volo degli avvoltoi che continuano a ronzare sulle nostre teste e, di giorno in giorno, appaiono sempre più numerosi perché, complice anche lo sfacelo del governo nazionale, tutti ( e, ahimé, sottolineo “tutti”) si sono lanciati nella frenetica rincorsa elettorale dimenticandosi che , circa un anno fa, tutto questo si sarebbe potuto evitare se ci fosse stato un reale impegno congiunto a sostenere la candidatura politica di Rita Borsellino che certo non è una Politica (è questo io credo non faccia bene) ma di certo non è una mafiosa…

Ulteriori inquietanti notizie circolano nelle ultime ore sui possibili nomi dei candidati alla presidenza, noi qui siamo e qui restiamo e… ovviamente… vi faremo sapere.

Alla prossima

Dario

P.S.: “Palumma” in palermitano vuol dire “colomba” o “piccione”. Non è un riferimento al simbolo della Pace bensì a quel fastidioso volatile che quando si coalizza con gli altri suoi simili fa più danni di una bomba nucleare… 🙂

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E GUARDATEVI QUI UN AMARCORD DEL 1991…
per la serie “saranno famosi”

Sara 


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Telejato, aggredito Pino Maniaci

Pino Maniaci con Laura durante il nostro viaggio in Sicilia

Ieri sera, verso le 19, il direttore di Telejato, Pino Maniaci, è stato preso a calci e pugni in una zona centrale di Partinico ed è finito all’ospedale. L’aggressore si chiama Michele, figlio del boss mafioso Vito Vitale, detto Fardazza. Decine di persone hanno assistito all’aggressione senza intervenire.

Telejato aveva messo in onda nei giorni scorsi un servizio sui lavori avviati dal comune di Partinico su un terreno in zona Vallegrande dove si trovavano alcune stalle di proprietà dei Vitale confiscate dallo Stato.

Altre informazioni nel telegiornale di Telejato: www.telejato.it

Pino Maniaci non ha nessuna intenzione di fermarsi: “Telejato continuerà a dire la verità, sempre e comunque. Senza guardare in faccia nessuno. Costi quel che costi”.

Noi abbiamo conosciuto Pino durante il nostro viaggio in Sicilia: per ora possiamo solo esprimergli tutta la nostra solidarietà a distanza, promettendogli di tornare a trovarlo appena possibile.

Buon lavoro Pino, siamo con te, dalla Brianza alla Calabria.

Aristotele, l’etica e i cannoli

Aristotele, l’etica e i cannoli

Dario (eco-guida benemerita del club milzaefegato) ci segnala un articolo di Giovanni Di Benedetto pubblicato da Kom-pa martedì 22 gennaio sulla vicenda Cuffaro.

Vale la pena di leggerlo tutto (cliccando qui), noi ci limitiamo a citarne una briciola:

«No, la mafia non si può ipostatizzare facendone un monolite astratto, una sostanza metempirica avulsa dal contesto siciliano. Essa, viceversa, vive delle relazioni individualizzate, prospera sul legame particolare, attecchisce là dove al bisogno si risponde con una logica clientelare e personale. In questa arte, che trova per ogni singolo problema e per ogni istanza particolare una risposta sempre pronta sul piano dei favori e non su quello universale della garanzia di diritti di cittadinanza, risiede, se così possiamo dire, la colpevolezza di Cuffaro.»

Viva viva Vasa vasa

il presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro baciato dalle veline di “Striscia la notizia”

Condannato a 5 anni il governatore della Sicilia

Il presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, imputato di favoreggiamento aggravato alla mafia e violazione di segreto d’ufficio, è stato condannato a cinque anni di reclusione per favoreggiamento semplice e per violazione di segreto d’ufficio nel processo di primo grado sulle “talpe” alla Procura di Palermo.

Cuffaro è stato anche condannato all’interdizione perpetua dai pubblici uffici (ma la pena si applica solo dopo la sentenza definitiva).

Tutti a complimentarsi col condannato perchè il favoreggiamento non è “aggravato”, manco l’avessero assolto. È una nuova moda: si brinda se ti danno meno anni di quelli chiesti dall’accusa, non se ti assolvono.  

E lui ovviamente non ha nessuna intenzione di dimettersi…

Tanta attenzione mediatica

Beppe Alfano - il programma delle manifestazioni 2008

Pochi giorni fa segnalavamo l’anniversario dell’assassinio di Giuseppe Fava, oggi ci risiamo: 15 anni fa la mafia ammazzava il giornalista Beppe Alfano a Barcellona Pozzo di Gotto (bello l’articolo del 2003 di Carlo Lucarelli, “Uccidete quel cane sciolto“).

La figlia Sonia, impegnata nella sensibilizzazione dei giovani e della società civile, firma un appello (A Barcellona Pozzo di Gotto la prima latitante è la scuola) in cui racconta il terribile risultato delle sue peregrinazioni tra gli istituti scolastici del suo paese per portare gli studenti alla manifestazione commemorativa:

« La risposta è stata: “Guardi è inutile, non avrebbe senso far perdere una mattina di lezioni, per buttare i ragazzi al Palasport a scherzare e ridere, perchè tanto questo farebbero, non gliene frega niente di tutto quello di cui lei sta parlando, e poi hanno già perso tante lezioni per andare al cinema o per la fiera sull’orientamento“;
Io allora ho risposto che era terribile ciò che mi stava dicendo, che è assurdo, per lo stesso principio, pagare gli autobus il 23 maggio per portare i ragazzi a Palermo per la commemorazione di Falcone, e non mandarli al palasport per la commemorazione di un barcellonese ucciso perchè ha ostacolato la mafia e che tra l’altro è sconosciuto ai ragazzi barcellonesi soprattutto per colpa delle istituzioni, prime fra tutte quelle scolastiche, che forse prima di raccontare ciò che è successo a Palermo dovrebbero dire loro cosa è successo a Barcellona nel 1993 ad Alfano.
Il preside torna alla carica e aggiunge: “Ma guardi è vero che qui di suo padre non se ne parla, ma lei deve anche capire che suo padre e Falcone appartengono a due contesti diversi, e poi a tutti fa piacere mettersi in mostra il 23 maggio, c’è tanta attenzione mediatica” »