Quannu i paroli non figghianu paroli…

Ignazio Buttitta 

Nel nostro viaggio in Sicilia ho scoperto, anche grazie alla passione di Francesco (eco-guida benemerita del club milzaefegato), le poesie di Buttitta, poeta che non conoscevo.
Sentite quanto è bella questa (segue una mia libera traduzione).

Gianfranco

   

LINGUA E DIALETTU
Ignazio Buttitta (1970)

Un populu
mittitulu a catina
spugghiatulu
attuppatici a vucca,
è ancora libiru.

Livatici u travagghiu
u passaportu
a tavola unni mancia
u lettu unni dormi
è ancora riccu.

Un populu,
diventa poviru e servu
quannu ci arrubbanu a lingua
addutata di patri:
è persu pi sempri.

Diventa poviru e servu
quannu i paroli non figghianu paroli
e si manciunu tra d’iddi.

Minn’addugnu ora,
mentri accordu a chitarra du dialettu
ca perdi na corda lu jornu.

Mentri arripezzu
a tila camulata
chi tesseru i nostri avi
cu lana di pecuri siciliani
e sugnu poviru
haiu i dinari
e non li pozzu spènniri
,

LINGUA E DIALETTO 

Un popolo
Mettetelo in catene
Spogliatelo
Tappateci la bocca
È ancora libero

Toglieteci il lavoro
Il passaporto
La tavola dove mangia
Il letto dove dorme
È ancora ricco

Un popolo,
diventa povero e servo
quando gli rubano la lingua
ereditata dai padri:
è perso per sempre.

Diventa povero e servo
Quando le parole non figliano parole
E si mangiano tra di loro.

Me ne accorgo ora,
mentre accordo la chitarra del dialetto
che perde una corda al giorno.

Mentre rattoppo
La tela tarlata
Che tesserono i nostri avi
Con lana di pecore siciliane
E sono povero
Ho i denari
E non li posso spendere.

http://www.fondazionebuttitta.it
http://www.csssstrinakria.org/buttitta.htm
http://www.irsap-agrigentum.it/ignazio_buttitta.htm
http://www.irsap-agrigentum.it/lingua_e_dialettu.htm

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Buon non compleanno (tra la nebbia)

Peppino Impastato 

Oggi Peppino Impastato non compie sessant’anni. Gli amici lo “festeggiano” questa sera al teatro Politeama di Palermo con uno spettacolo di commemorazione pubblica.

Io ripenso alle parole che ci ha detto pochi giorni fa Salvo Vitale, seduto con noi su quel divano, nella casa che per me era “solo” quella del film “I Cento Passi”: «Peppino non era uno che diceva “credo in certe idee e me le tengo per me”. No, lottava per realizzarle. Facevamo controinformazione, oggi ne avremmo tanto bisogno. Bisogno di informazione. Non possiamo rassegnarci all’idea di non poter smontare questo meccanismo».

A proposito di informazione, giornalismo e calendario: il 5 gennaio 1984 veniva ucciso a Catania il giornalista Giuseppe Fava.

In una poesia Salvo Vitale dice:

“Possiamo ancora farcela
se questo venir fuori
candidarsi a bersaglio,
servisse come seme
per la ribellione dei vinti,
moriremmo con meno angoscia.”

A me torna in mente una pagina del Gattopardo: «Perché morire per qualche d’uno o per qualche cosa , va bene, è nell’ordine; occorre però sapere o, per lo meno, esser certi che qualcuno sappia per chi o per che si è morti; questo chiedeva quella faccia deturpata; e appunto qui cominciava la nebbia».

Ricordare serve, sempre, anche nella nebbia.

Sara

«Vero è tutto questo?»

A casa di Sarina Ingrassia a Monreale

 

Se lo chiede tutti i giorni la signora Sarina Ingrassia, riflettendo sui suoi 80 anni e passa di vita. «Ho deciso di impicciarmi degli affari degli altri», racconta sorridendo. E gli affari degli altri a Monreale parlano di un grande disagio sociale e di un degrado socioculturale che uccide più delle pallottole. Lei ha aperto la sua casa e con l’associazione “Il Quartiere” si dà molto da fare.

«Ma non sono eterna, eh? Quando me ne andrò la gente non piangerà, si chiederà prima “e adesso dove andiamo?”». E ride. Ma si fa seria quando aggiunge: «Cerco qualcuno che prenda il mio posto, c’è tanto da fare qui. Le persone passano, i messaggi restano. Io ho fatto quel che ho capito, poi se la vedrà il buon Dio».

La casa di Sarina è bella, piena di libri, foto, Che Guevara accanto a Helder Camara, frère Roger di Taizé e le cartine geografiche che allargano lo spazio, dentro e fuori.

Sarina ha deciso di non appartenere a nessuno per appartenere a tutti. E ha trovato il suo posto nel mondo: «La cosa più bella e più difficile è trovare il proprio posto, il posto giusto per ciascuno di noi. La vita non si prenota, scorre».

Restiamo a cena da lei, sono stupita e confusa dalla sua accoglienza, non so più come dire grazie. Ma a sorpresa è proprio lei a ringraziare noi: «frère Roger diceva che le persone che ci visitano ci confermano in ciò che facciamo».

Sara