Banca Etica sbarca in Sicilia

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Nicola e Vittoria (eco-viaggiatori benemeriti del club milzaefegato) ci segnalano questo articolo pubblicato su “Vita, non profit magazine” a firma Fabio Salviato (presidente di Banca Etica):

Cara Sicilia, Banca Etica sarà il motore del cambiamento

«Non è facile attivare meccanismi di Finanza Etica in Sicilia, non è facile innescare in un contesto così difficile, così parco di altruismo, di speranza, forse di progettualità, la filosofia e le utopie della finanza etica. Il rapporto di Sos Impresa stima in circa 90 miliardi di euro il fatturato complessivo della mafia: un dato che conferma l’enormità e la forza economica di quella che si configura come la prima azienda in Italia.

Il 20% degli esercenti italiani paga il pizzo, dato che calato nella realtà siciliana coinvolge 8 commercianti su 10 a Palermo e Catania. A Palermo nasce l’associazione Addio Pizzo e gli imprenditori cominciano a ribellarsi alla cultura del “sistema”, le scuole diventano autentici laboratori del cambiamento.

È in questo clima che a metà novembre è stato inaugurato il primo sportello di Banca Etica in Sicilia, a Palermo, che per noi e per molti altri simboleggia questo cambiamento, testimonia l’attivazione di un nuovo meccanismo che può sostenere idee, progetti, lavoro, speranza. È un altro capitolo dell’avventura finanziaria, umana, sociale del nostro istituto.

Anche in questo caso un capitolo entusiasmante che significa mettere assieme le reti sociali del terzo settore in una regione come la Sicilia. L’adesione di Addio Pizzo, di Rita Borsellino e di tutte le cooperative che lavorano sui territori strappati alla mafia rappresenta per noi tutti l’ennesima occasione per ricordare e riaffermare che la mafia non la vogliamo e la combattiamo quotidianamente anche con un uso consapevole e responsabile del denaro.»

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Ordine e disordine

La zona grigia - professionisti al servizio della mafia

Si intitola “La zona grigia” e risponde alle domande che ci facciamo tutti: è possibile che i mafiosi siano criminali isolati? Come si spiegano latitanze di anni? Chi li sostiene a livello sanitario, legale, finanziario, burocratico, giornalistico? Gli ordini professionali non dovrebbero fare verifiche sul rispetto della deontologia prima di arrivare alle indagini giudiziarie? Gian Antonio Stella sul Corriere parla di “disordine che fa comodo agli Ordini“.

C’è un mondo popoloso che sta a cavallo tra legalità e illegalità. È la società incivile, quella dei professionisti che dicono “abbiamo solo fatto il nostro lavoro di consulenza”, come i nazisti a Norimberga. È la borghesia mafiosa. E ce la racconta in questo libro Nino Amadore, giornalista del Sole 24 Ore:

«Chi glielo spiega a certi burocrati che fare un favore a certi professionisti è molto più che accontentare un amico: è ratificare l’andazzo, fare in modo che nulla cambi, essere complici. La mafia chiede favori ma li fa anche e così crea una norma non scritta di governo del territorio, un controllo che non usa le armi».

“La zona grigia – professionisti al servizio della mafia” è stato pubblicato anche in versione cartacea presso La Zisa Comunicazione (in prima edizione esiste solo come e-book scaricabile da www.lulu.com).

Decalogo antiracket

L’hanno sottoscritto a Palermo cinque associazioni: Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato e Cna. Denunciare conviene.

(leggi l’articolo su La Sicilia Web)

Tanta attenzione mediatica

Beppe Alfano - il programma delle manifestazioni 2008

Pochi giorni fa segnalavamo l’anniversario dell’assassinio di Giuseppe Fava, oggi ci risiamo: 15 anni fa la mafia ammazzava il giornalista Beppe Alfano a Barcellona Pozzo di Gotto (bello l’articolo del 2003 di Carlo Lucarelli, “Uccidete quel cane sciolto“).

La figlia Sonia, impegnata nella sensibilizzazione dei giovani e della società civile, firma un appello (A Barcellona Pozzo di Gotto la prima latitante è la scuola) in cui racconta il terribile risultato delle sue peregrinazioni tra gli istituti scolastici del suo paese per portare gli studenti alla manifestazione commemorativa:

« La risposta è stata: “Guardi è inutile, non avrebbe senso far perdere una mattina di lezioni, per buttare i ragazzi al Palasport a scherzare e ridere, perchè tanto questo farebbero, non gliene frega niente di tutto quello di cui lei sta parlando, e poi hanno già perso tante lezioni per andare al cinema o per la fiera sull’orientamento“;
Io allora ho risposto che era terribile ciò che mi stava dicendo, che è assurdo, per lo stesso principio, pagare gli autobus il 23 maggio per portare i ragazzi a Palermo per la commemorazione di Falcone, e non mandarli al palasport per la commemorazione di un barcellonese ucciso perchè ha ostacolato la mafia e che tra l’altro è sconosciuto ai ragazzi barcellonesi soprattutto per colpa delle istituzioni, prime fra tutte quelle scolastiche, che forse prima di raccontare ciò che è successo a Palermo dovrebbero dire loro cosa è successo a Barcellona nel 1993 ad Alfano.
Il preside torna alla carica e aggiunge: “Ma guardi è vero che qui di suo padre non se ne parla, ma lei deve anche capire che suo padre e Falcone appartengono a due contesti diversi, e poi a tutti fa piacere mettersi in mostra il 23 maggio, c’è tanta attenzione mediatica” »

Buon non compleanno (tra la nebbia)

Peppino Impastato 

Oggi Peppino Impastato non compie sessant’anni. Gli amici lo “festeggiano” questa sera al teatro Politeama di Palermo con uno spettacolo di commemorazione pubblica.

Io ripenso alle parole che ci ha detto pochi giorni fa Salvo Vitale, seduto con noi su quel divano, nella casa che per me era “solo” quella del film “I Cento Passi”: «Peppino non era uno che diceva “credo in certe idee e me le tengo per me”. No, lottava per realizzarle. Facevamo controinformazione, oggi ne avremmo tanto bisogno. Bisogno di informazione. Non possiamo rassegnarci all’idea di non poter smontare questo meccanismo».

A proposito di informazione, giornalismo e calendario: il 5 gennaio 1984 veniva ucciso a Catania il giornalista Giuseppe Fava.

In una poesia Salvo Vitale dice:

“Possiamo ancora farcela
se questo venir fuori
candidarsi a bersaglio,
servisse come seme
per la ribellione dei vinti,
moriremmo con meno angoscia.”

A me torna in mente una pagina del Gattopardo: «Perché morire per qualche d’uno o per qualche cosa , va bene, è nell’ordine; occorre però sapere o, per lo meno, esser certi che qualcuno sappia per chi o per che si è morti; questo chiedeva quella faccia deturpata; e appunto qui cominciava la nebbia».

Ricordare serve, sempre, anche nella nebbia.

Sara

«Vero è tutto questo?»

A casa di Sarina Ingrassia a Monreale

 

Se lo chiede tutti i giorni la signora Sarina Ingrassia, riflettendo sui suoi 80 anni e passa di vita. «Ho deciso di impicciarmi degli affari degli altri», racconta sorridendo. E gli affari degli altri a Monreale parlano di un grande disagio sociale e di un degrado socioculturale che uccide più delle pallottole. Lei ha aperto la sua casa e con l’associazione “Il Quartiere” si dà molto da fare.

«Ma non sono eterna, eh? Quando me ne andrò la gente non piangerà, si chiederà prima “e adesso dove andiamo?”». E ride. Ma si fa seria quando aggiunge: «Cerco qualcuno che prenda il mio posto, c’è tanto da fare qui. Le persone passano, i messaggi restano. Io ho fatto quel che ho capito, poi se la vedrà il buon Dio».

La casa di Sarina è bella, piena di libri, foto, Che Guevara accanto a Helder Camara, frère Roger di Taizé e le cartine geografiche che allargano lo spazio, dentro e fuori.

Sarina ha deciso di non appartenere a nessuno per appartenere a tutti. E ha trovato il suo posto nel mondo: «La cosa più bella e più difficile è trovare il proprio posto, il posto giusto per ciascuno di noi. La vita non si prenota, scorre».

Restiamo a cena da lei, sono stupita e confusa dalla sua accoglienza, non so più come dire grazie. Ma a sorpresa è proprio lei a ringraziare noi: «frère Roger diceva che le persone che ci visitano ci confermano in ciò che facciamo».

Sara